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FA
CHE QUESTO PAPA...

Caro
Spirito Santo, mi rivolgo a te
che sei datore di vita e soffio di speranza per l’umanità intera perché
tu possa penetrare nelle stanze del potere ecclesiastico per
restituire quell’”alito di vita” e di profonda compassione nel cuore
di questo nuovo Papa e del suo entourage perché imparino ad ascoltare
la tua voce e non continuino, una volta per tutte, a farsi
trascinare nei tatticismi
e
negli intrighi di palazzo e di potere.
Fa
che questo Papa sia a
piedi scalzi, semplice e umile, che diventi compagno di
strada e di vita di chi fa fatica e si sente escluso e oppresso, come del
resto ha fatto Gesù che ha scelto la Galilea delle genti, luogo
dell’esclusione e della emarginazione per ridare vita al mondo.
Fa
che questo Papa abbia
il coraggio di incarnarsi nella storia degli altri, che abdichi
alla Verità assoluta che schiaccia e uccide e senta il bisogno
di incontrare e nutrirsi delle Verità dell’altro. Dio non ha un nome,
prende ed assume il nome dei volti e delle storie degli emarginati di
questo mondo e nessuno detiene la verità di Dio e può pretendere di
possederla.
Fa
che questo Papa scenda
nei bassifondi della storia, che abbandoni i palazzi del potere,
che non viva più in Vaticano, luogo del potere curiale e torni ad essere
il pastore di tutti, uomo tra gli uomini senza più nessuna enfasi
trionfalistica. Non abbiamo bisogno di un Papa con strutture forti e
apparati pesanti, proprie dei sovrani e dei potenti, ma di un Papa che
si spogli di tutto quello che lo separa e lo divide dalle persone,
che sappia lasciare tutto ciò che lo rende ricco e possa concedersi
l’unica ricchezza possibile per chi si fa servo, quella in umanità.
Siamo stanchi dei troppi orpelli, troppi luccichii, troppi ori che
appesantiscono la sua casa, ed è arrivata l’ora che il Papa possa
prendere le distanze da questo sfarzo senza senso e che
impari a vivere nella povertà senza ostentazioni.
Fa
che questo Papa sia
capace di Vangelo, testimone e profeta di un Vangelo possibile per tutti,
che sappia piangere con chi piange, ridere con chi ride,
soffrire
con chi soffre.
Fa
che sia intransigente solo nell’amore e continui a
gridare forte contro tutte le guerre del mondo e possa aiutarci, e aiutare
i grandi della terra, a considerare la guerra, le guerre e la corsa agli
armamenti una assurda follia.
Fa
che possa far diventare la guerra un tabù inaccettabile e
cancelli l’ipocrisia assurda di chi, anche nella nostra Chiesa ritiene
ancora plausibile una guerra giusta.
Fa
che questo Papa sia
capace di perdono, che non abbia paura a riconoscere la violenza e le
violenze della nostra religione, che sappia soffiare nella nostre
vite e nelle nostre comunità umane uno spirito di tenerezza,
perché per tutti, chiunque sia, ci possa essere un pezzo di pane, una
carezza,
un
abbraccio e una vera liberazione.
Fa
che questo Papa non ci
riempia di encicliche e di documenti, troppe parole hanno inchiostrato la
nostra fede, fa che cresca nell’ascolto di quella parola di Dio
che è la vita degli uomini e delle donne. L’unica parola
possibile da rendere viva e vera nella nostra storia è quella del
Vangelo.
Rendi
questo Papa carico di utopia, capace di vedere oltre e di
darci il coraggio di fare un passo più in là, un Papa meno maestro e più
fratello, meno grande e più debole, meno forte e più dolce, meno sicuro
e più compagno. Gesù sognava e praticava il sogno di Dio, fatto di una
politica di giustizia, di una economia di uguaglianza e
di un Dio pienamente libero; fà che negli occhi, nelle mani, nel cuore,
nella pancia, nei piedi di questo Papa ci possa essere questo stesso sogno
necessario perché questo nostro affaticato mondo riabbia
la
vita e “l’abbia in abbondanza”.
Fa
che questo Papa abbia
il coraggio di abbandonare i segni del potere e possa ritrovare e
concedersi il potere dei segni, perché la nostra Chiesa possa
spogliarsi della porpora e rivestirsi del grembiule, possa
abbandonare i conservatorismi comodi al potere e recuperare la libertà
piena e viva dei figli di Dio.
Fa
che questo Papa ridia
spazio e attualità alla rivoluzione del Concilio che
voleva che le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini
e dei poveri diventassero pure le gioie e le speranze, le tristezze e le
angosce del Vicario di Cristo e delle comunità cristiane. Le grandi
aperture e novità del Concilio sono state tradite e burocratizzate, la
tensione verso il nuovo si è persa nei meandri delle chiusure, delle
prudenze e meschinità curiali.
Fa
che questo Papa possa
finalmente ridare spazio ad una collegialità vera, ad
una chiesa Popolo di Dio, ad una comunione incarnata, ad una conversione
senza mezze misure e compromessi. Dagli la forza ed il coraggio di
proporre un nuovo concilio dove la Chiesa ripensi se stessa con il
contributo
vero
e profondo di tutti, proprio di tutti.
Fa
che questo Papa si apra
all’idea di libertà e di responsabilità, che rinneghi una
Chiesa moralista e sessuofoba, che possa dare spazio con pari
dignità a tutte le relazioni affettive, a quell’amore plurale fatto
anche di omossessuali, transessuali, divorziati, separati; è anche
attraverso di loro che l’amore di Dio, così grande e universale
ritroverà spazio nelle nostre comunità, troppo spesso abituate
soltanto a giudicare e a condannare e non ad accogliere e a
celebrare la vita.
Fa
che questo Papa sappia riconoscere
il valore imprescindibile delle donne, perché senza la loro
sensibilità, la loro capacità di “precederci” e di amare con
tenerezza, la Chiesa rimarrà sempre sterile ed incapace di futuro.
A
Te Spirito Santo l’impegno di portare il respiro di
tutti i piccoli e i poveri del mondo e soffiare questa brezza
leggera dei perdenti e dei vinti nel cuore del Principe della Chiesa perché
possa rinunciare ai titoli e alle lusinghe del Potere e possa farsi degno
del Vangelo di libertà e di pace del nostro fratello
Gesù
di Nazaret.
Così
lo sentiremo compagno e amico in questa avventura che è la vita.
Buon viaggio….”
Alessandro
Santoro, prete delle Piagge in Firenze
20
Novembre 2005
(Fonte:
http://www.beppegrillo.it/)
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